Mario Porata (custode)
Mario Porata — L’uomo che sapeva troppo
Mario non era un eroe. Era un uomo di terra, di lavoro, di silenzi utili.
Aveva visto nascere la villa bianca con le imposte rosse, l’aveva aiutata a diventare casa, rifugio, eredità.
Per decenni ha custodito la proprietà come si custodisce una cosa viva:
il giardino, le dépendance, i sentieri, le abitudini della famiglia.
E soprattutto… ciò che non si dice.
Cosa mostra agli altri
Un vecchio custode affidabile. Mani callose. Una presenza discreta.
Cosa nasconde
Un istinto che non sbaglia quasi mai: quando qualcosa stona, Mario lo sente prima degli altri.
E quando lo sente… non riesce più a dormire.
Pensiero del giorno (Mario)
Il mattino ha un’aria diversa, oggi.
Non è il freddo. È quel tipo di umido che resta addosso come una domanda.
Mario appoggia la mano sulla ringhiera della terrazza e guarda il lago. Calmo. Troppo calmo.
Lo conosce da una vita, e sa che anche l’acqua ha un modo di mentire: è quando sembra innocente che bisogna stare più attenti.
Vorrebbe tornare al suo lavoro, alle rose, alle potature, alle cose semplici.
Ma da qualche tempo il giardino non basta più a tenerlo al sicuro.
C’è un’inquietudine che si è infilata tra i sentieri come nebbia: non la vedi, ma la respiri.
Mario inspira piano e si dice una frase che non gli piace:
non posso far finta di niente.
Non oggi.
Non quando ha la sensazione che qualcuno stia guardando la villa come si guarda un bottino.
Domanda ai lettori
Secondo te Mario è più mosso da…
🕯️ fedeltà (alla famiglia) oppure 🌫️ paura (di ciò che ha visto)?
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